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Perché stiamo lanciando openMedia

Dimenticatevi ‘notizie false’. I grossi capitali stanno distorcendo la libertà di stampa in modo molto più sinistro – con gli ‘advertorial’, e comprando il silenzio. Ecco quello che faremo al riguardo. 

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Uomo che legge un giornale, 21 Maggio 2012. Immagine di Flickr/Franck Knaack.

Tutti pensiamo di sapere cosa sono le "notizie false". Ma sia che sostenete o detestate Donald Trump, avete votato a favore o contro la Brexit, e con chi siete amici su Facebook, è molto probabilmente in grado di modellare la vostra percezione. In meno di 18 mesi, il termine è stato usato ed abusato così tanto che ha perso ogni significato:

Quando nessuna notizia è notizia, sponsorizzata da HSBC

Nel 2015, prima che la 'notizia falsa' fosse un fenomeno, una vera e propria storia è uscita sul sito di openDemocracy. L'esplosiva dimissione di Peter Oborne dal Daily Telegraph, secondo il quale il giornale aveva soppresso indagini su HSBC, un importante inserzionista del Telegraph, ha fatto notizia a livello globale.

Oborne, uno dei più noti commentatori politici conservatori del Regno Unito, ha anche rivelato che questo tipo di ‘protezione’ editoriale si estendeva ad altri importanti clienti pubblicitari del Telegraph, tra cui il gigante del supermercato Tesco. Jay Rosen della NYU l’ha descritto "una delle cose più importanti che un giornalista ha scritto sul giornalismo recentemente" e le rivelazioni hanno spinto altri giornalisti che lavorano in altri media a venire da noi con storie di interferenze editoriali simili – o "miglioramento", di cui sotto.

Cosa è successo dopo? Sappiamo che la storia ha avuto un impatto interno al Telegraph, anche quando hanno rilasciato smentite. Fonti interne hanno confermato che alcuni dirigenti del Telegraph erano meno disposti a buttare via storie sfavorevoli agli inserzionisti sulla scia dello scandalo, e il giornale si è impegnato pubblicamente a nuove linee guida per i dipendenti per rafforzare l'indipendenza del contenuto giornalistico dalla pubblicità.

Buzzfeed si è trovato sotto attacco ed è stato costretto a chiarire le sue politiche dopo le accuse di aver cancellato due articoli sfavorevoli agli inserzionisti. Altre accuse sono venute alla luce da altri giornalisti, che hanno spinto anche altri ad indagare sul coinvolgimento del Telegraph con altri importanti inserzionisti. Nel frattempo il Guardian ha rivelato che HSBC aveva, apparentemente, cercato di applicare pressioni simili su di loro per fermare un'indagine che era estremamente dannosa per la banca.

Sappiamo anche che, in effetti, è qui dove l'impatto è finito. E che abbastanza velocemente, le cose erano tornate come al solito.

I nostri sporchi piccoli segreti

Il problema degli interessi che influenzano il reporting – decidere cosa viene scritto e come – è antichissimo. È stato il piccolo segreto sporco del giornalismo da molto tempo. Con il crollo dei tradizionali modelli di reddito dei media, la pressione di piegarsi agli inserzionisti e ai proprietari dei media è aumentata drammaticamente negli ultimi anni.

Questa dinamica di potere tossica può ostacolare le indagini su banche, grandi case farmaceutiche, industrie agroalimentari, giganti di combustibili fossili, aziende energetiche e molti altri.

  1. Vedi il rapporto odierno di Crina Boros su come gran parte dei media rumeni sono stati acquistati sulla controversa miniera Rosia Montana.
  2. Vedi il nostro progetto Climate Unspun che ha analizzato come le aziende di combustibili fossili hanno speso grandi cifre per le PR durante il summit sul clima di Parigi.
  3. Vedi l'esilarante risposta di Lucy Kellaway, nel Financial Times, a un dirigente che interferiva.

Detto questo, relativamente pochi giornalisti sono disposti a parlare pubblicamente di ciò che accade dietro le quinte. Per molti, le conseguenze professionali sono troppo pesanti.

C'è poi il lato più soft di tutto questo: la crescita di contenuti sponsorizzati o "pubblicità nativa", che può essere difficile da distinguere da altri contenuti di notizie. Queste tecniche di marketing sono favorite da molti settori, tra cui farmaceutico, energia, salute, bellezza e alimentazione. Anche quando sembra che qualcosa sia stato pubblicato per promuovere un prodotto o un servizio, spesso è difficile da verificare.

Allo stesso modo, è raro che i giornalisti dichiarino chi ha pagato per i loro viaggi stampa. Molti reporter ora svolgono anche il duplice ruolo di produrre contenuti sponsorizzati e contenuti di notizie regolari per le agenzie di stampa, sfocando ulteriormente i confini tra pubblicità / promozione e giornalismo.

Globalmente, ci sono i ‘watchdog’ e ONG che stanno facendo un lavoro eccellente mettendo in evidenza le minacce alla sicurezza dei giornalisti e sfidando le leggi che limitano la libertà di stampa. Tuttavia, non c’è la stessa attenzione sulla portata e gli effetti dell'influenza commerciale sui media – nonostante le gravi conseguenze per la libertà di stampa.

Presentazione di openMedia

Tutto questo è il motivo per cui abbiamo lanciato openMedia: un progetto per indagare ed esporre interferenze commerciali nelle decisioni editoriali in 47 paesi in Europa, e con l'ambizione di espandersi oltre questo continente a tempo debito. Abbiamo immaginato questo progetto prima di Trump, Brexit e della mania da 'notizie false' degli ultimi 18 mesi, ma gli eventi hanno solo reso più urgente la necessità di questo progetto.

Il team del progetto openMedia – io, James Cusick, e Crina Boros, oltre ai nostri partner del progetto Index on Censorship, King's College London, la federazione europea dei giornalisti – si sono impegnati a indagare su pregiudizi commerciali e la censura nei media. Esporremo abusi di potere che sono poco riportati, e porteremo alla luce i casi in cui le linee tra contenuti sponsorizzati o pagati sono stati confusi con la raccolta di notizie e il giornalismo.

Per essere chiari, non si tratta solo di esporre cattivo giornalismo o media ‘compromessi’ dai loro interessi finanziari – o addirittura istinti di sopravvivenza. Se chiedete ai giornalisti di quali storie siano più orgogliosi, sarebbero quelle che hanno causato un cambiamento positivo. Vogliamo ispirare e spingere i numerosi giornalisti che conoscono quali storie sono di interesse pubblico, e consentirgli di riportare liberamente e con precisione. Vogliamo anche incoraggiare il tipo di 'whistle-blowing' che porterebbe ad una stampa più libera e con risorse migliori.

Non ci fermeremo lì. I nostri partner del King's College London svilupperanno anche strumenti digitali volti ad aiutare i lettori a fare scelte più informate sulle loro fonti di notizie, ed ai giornalisti di promuovere la trasparenza presso le loro organizzazioni di stampa. Useremo anche le nostre scoperte per chiedere una maggiore trasparenza nel settore dei media, e libertà di stampa.

Per fare tutto questo, abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti i giornalisti possibili. OpenMedia sta conducendo un sondaggio confidenziale e anonimo con giornalisti europei, chiedendo informazioni sulle pratiche lavorative e le proprie esperienze di pressione finanziaria all'interno delle redazioni.

Le risposte finora indicano che le imprese farmaceutiche, le imprese edili, le aziende IT e i colossi dell'energia esercitano un'influenza elevata su ciò che viene o non viene riportato su di loro. Alcuni partecipanti al sondaggio hanno parlato di auto-censura o addirittura di essere invitati a non perseguire un partner pubblicitario sostanziale. In molti paesi i giornalisti hanno indicato che gli interessi politici e commerciali, spesso intrecciati, hanno un impatto su ciò che non viene pubblicato.

Stiamo rendendo pubblico il nostro progetto chiedendo oggi a più giornalisti possibili di prendere il nostro sondaggio e dirci quello che sanno – in modo anonimo se lo desiderano. Non possiamo scoprire quello che sta succedendo nel settore, e sostenere una maggiore libertà di stampa e maggiore indipendenza finanziaria per i media, senza prove di ciò che sta succedendo – e dove.

Molto importante sapere che indipendentemente da cosa volete dirci, proteggeremo la vostra identità ed informazioni. Giornalisti da tutta Europa ci stanno già parlando perché si fidano di noi – e sanno che non faremmo nulla che possa mettere a repentaglio il loro lavoro o la loro sicurezza. Per esempio, i nostri partner al King's College London possono usare il loro software di monitoraggio dei media, per controllare accuratamente quello che ci passate anonimamente o in modo confidenziale, senza che il vostro datore di lavoro o altri possano venire a sapere che avete condiviso informazioni con noi.

Ulteriori informazioni sotto – altrimenti potete condividere informazioni e documenti con noi direttamente qui.

Condividete tutto questo, particolarmente con i giornalisti che conoscete. Grazie.

Quanto è libera la nostra stampa?

Siete giornalisti? Volete vedere maggiori protezioni e libertà per i reporter?
Se la risposta è si, partecipate al nostro sondaggio (anonimamente se volete). Facciamo ricerca in 47 paesi europei analizzando come la pressione finanziaria cambia i media, e manterremo tutte le informazioni strettamente confidenziali.

 


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