Alle 8 del mattino di un venerdì invernale la strada che porta all’ospedale San Pio di Benevento, una cittadina al sud d’Italia, è ricoperta dalla nebbia. I corridoi dell’ospedale sono silenziosi, eccetto al secondo piano, dove le visite per le IVG sono pronte a iniziare.
Dopo ben quarant’anni da quando l’aborto è stato legalizzato in Italia, questa procedura rimane difficilmente accessibile – in particolare al sud, dove la maggior parte dei dottori sono obiettori di coscienza. Nel 2017, l’intera provincia di Benevento fu lasciata senza nessun servizio di IVG dopo che l’unico non obiettore al San Pio andó in pensione.
Oggi i servizi di IVG sono disponibili due giorni a settimana ma in entrambi i giorni un altro ostacolo aspetta le donne: gli attivisti locali connessi a una rete internazionale di cosiddetti ‘crisis pregnancy centers o CPC (letteralmente tradotto in italiano come “centri di gravidanza in crisi”) che cercano di approcciare donne che stanno pensando di abortire, nel tentativo di scoraggiarle dal fare questa scelta.