50.50: Investigation

All’interno di ospedali pubblici in Italia, ho visto come una rete anti-aborto connessa agli Stati Uniti 'umilia' le donne

Una federazione italiana di attivisti anti-aborto, connessa alla destra religiosa statunitense, si sta 'infiltrando' negli ospedali per fermare gli aborti. Li ho visti in azione. (In English).

Francesca Visser
9 March 2020
L’ospedale San Pio a Benevento dove attivisti anti-aborto aspettano le donne all’interno del reparto IVG due giorni alla settimana
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Francesca Visser

Alle 8 del mattino di un venerdì invernale la strada che porta all’ospedale San Pio di Benevento, una cittadina al sud d’Italia, è ricoperta dalla nebbia. I corridoi dell’ospedale sono silenziosi, eccetto al secondo piano, dove le visite per le IVG sono pronte a iniziare.

Dopo ben quarant’anni da quando l’aborto è stato legalizzato in Italia, questa procedura rimane difficilmente accessibile – in particolare al sud, dove la maggior parte dei dottori sono obiettori di coscienza. Nel 2017, l’intera provincia di Benevento fu lasciata senza nessun servizio di IVG dopo che l’unico non obiettore al San Pio andó in pensione.

Oggi i servizi di IVG sono disponibili due giorni a settimana ma in entrambi i giorni un altro ostacolo aspetta le donne: gli attivisti locali connessi a una rete internazionale di cosiddetti ‘crisis pregnancy centers o CPC (letteralmente tradotto in italiano come “centri di gravidanza in crisi”) che cercano di approcciare donne che stanno pensando di abortire, nel tentativo di scoraggiarle dal fare questa scelta.

Nel reparto di ginecologia, una delle attiviste indica la foto di un feto su uno dei loro volantini ”sei qui per questo?” mi chiede. “Mamma, perché vuoi fare quello che non vorresti? Ai tuoi problemi c'è sempre un rimedio, all’aborto no,” dice la copertina del volantino. All’interno trovo immagini e affermazioni spaventose dei numerosi gravi rischi che l'aborto potrebbe procurare a una donna.

Sono andata all’ospedale come giornalista sotto copertura, presentandomi come una giovane donna con una gravidanza indesiderata e scarse risorse economiche alla ricerca di maggiori informazioni sull’aborto. Quello che ho ricevuto all’interno del reparto però sono state affermazioni inesatte tra cui il pericolo di incorrere nella “sindrome post-abortiva” o di aumentare del 50% il rischio di sviluppare un cancro al seno.

Entrambe queste affermazioni sono state ampiamente screditate da medici ed esperti, i quali affermano che non esiste una connessione tra IVG, malattie mentali e rischio di cancro. Ma questa non è una storia di disinformazione a livello locale. I volontari italiani che ho incontrato a Benevento fanno parte di una federazione nazionale che ha potenti partner negli Stati Uniti.

La federazione italiana si chiama Movimento per la Vita. Dal 2013 ha un accordo di collaborazione con l’organizzazione cristiana statunitense Heartbeat International che è uno dei pionieri dei ‘crisis pregnancy centers’ ed è tra i gruppi antiabortisti che sono stati sostenuti dalla Casa Bianca di Donald Trump.

Heartbeat si oppone anche ogni tipo di contraccezione moderna ed è stato un partner della rete ultraconservatrice World Congress of Families, che ha tenuto il suo raduno mondiale del 2019 a Verona, durante il quale Matteo Salvini – ai tempi ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio e ancora adesso leader del partito di estrema destra Lega – ha parlato dal palco.

Il mese scorso, openDemocracy ha rivelato numerosi esempi di informazioni inesatte e fuorvianti fornite da altri centri della rete di Heartbeat nel mondo. In Sudafrica, un’altra giornalista ha trovato uno di questi centri che svolgeva attività al di fuori di un ospedale, spingendo donne ad evitare l’aborto a ogni costo.

In altri ospedali in Italia, ho trovato poster in cui si pubblicizzavano le attività di questi centri senza esplicitare la loro agenda antiabortista. “Sei in difficoltà a causa di una gravidanza difficile o che non vuoi? Non rimanere sola: chiamaci, ti possiamo aiutare,” dicevano. In un altro ospedale, a nord ovest di Milano, altri volontari mi hanno avvertito sui possibili rischi di ammalarmi di cancro.

Politici di tutta Europa, hanno chiesto provvedimenti in risposta all’inchiesta globale di openDemocracy. “Ogni politico dovrebbe essere preoccupato riguardo a questa disinformazione, manipolazione, e palese inganno,” ha dichiarato Neil Datta, segretario del Forum parlamentare europeo sui diritti sessuali e riproduttivi.

In Italia, Michele Usuelli, consigliere della Regione Lombardia e medico neonatologo ha promesso di “chiedere conto dell’operato dei direttori generali degli ospedali” su cosa abbiano fatto e faranno per vigilare sulla scientificità delle informazioni fornite all’interno di queste strutture.

Giuditta Pini, deputata della XVII legislatura della Repubblica Italiana, ha dichiarato che presenterà interrogazioni parlamentari aggiungendo che le scoperte dell’inchiesta riflettono “un sistema organizzato a livello internazionale con lo scopo esplicito di indebolire i diritti delle donne per quel che riguarda la salute e la libertà personale.”

Quando ho girato il volantino che ho ricevuto all’ospedale di Benevento a Silvana Agatone, Presidente di LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l'applicazione della legge 194/78) l’ha descritto come “una manipolazione dell’informazione senza alcuna seria base scientifica.”

Allo stesso modo Silvio Viale, un ginecologo all’ospedale Sant’Anna di Torino e conosciuto membro del Partito Radicale, ha definito queste informazioni “delle bufale.”

Il gruppo femminista Non Una Di Meno Milano ha condannato questi centri perché “colpevolizzano e umiliano le donne che abortiscono” e ha richiesto “maggiori controlli nei reparti di ginecologia per evitare che le donne subiscono abusi e sofferenze da parte di chi si sente in diritto di giudicare le loro scelte.”

“È un abuso di potere e un abuso di fiducia,” ha aggiunto Irene Donadio di International Planned Parenthood Federation (Ong che promuove la salute sessuale e riproduttiva) richiedendo “un'azione immediata da parte del governo.”

Superano il numero di strutture per l’IVG

Ci sono migliaia di ‘crisis pregnancy centres’ negli Stati Uniti, e il loro numero supera quello di ospedali e cliniche che forniscono IVG. openDemocracy ha rivelato una tendenza simile in Italia.

Secondo i dati del 2017 forniti dal Ministero della Salute, in Italia ci sono 381 strutture che forniscono servizi IVG, mentre ci sono oltre 400 centri contro l’aborto nella rete del Movimento per la Vita.

Nel sito internet di Heartbeat questi centri sono definiti loro “affiliati” in Italia. L’organizzazione statunitense ha inoltre donato al Movimento per la Vita almeno $80,000, e, stando a quanto trovato nei loro documenti finanziari, questa somma è stata spesa per la formazione del personale degli affiliati e il loro sostentamento.

Oggi Heartbeat si descrive come una “federazione non-profit” di diversi affiliati che devono seguire “dei principi fondamentali” e impegnarsi nell’accuratezza delle loro informazioni, ma che per tutto il resto sono autonomi.

Allo stesso modo, il Movimento per la Vita si descrive come una federazione di centri autonomi gestita da volontari locali, per i quali provvede “alla formazione continua, con corsi e convegni di altissimo livello umano e scientifico per assicurare competenza, sensibilità, assiduità.”

Il Movimento per la Vita ha dichiarato a openDemocracy che i loro centri “non sono affiliati a Heartbeat” sebbene condividano la loro visione di una società in cui “l’aborto sia impensabile” e abbiano un “accordo di collaborazione” per la formazione dei volontari.

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Rapporto tra centri anti-aborto e strutture che prestano servizi IVG per regione in Italia | openDemocracy/Google spreadsheets

Secondo i risultati dell’inchiesta di openDemocracy, questi centri, spesso pubblicizzati come Centri di Aiuto alla Vita (o CAV), si trovano in 104 delle 109 province, la maggior parte dei quali al nord del paese. Nella regione del Trentino Alto Adige, abbiamo contato tre centri anti-aborto per ogni struttura che presta servizi IVG.

Tra i centinaia di centri della rete del Movimento per la Vita, decine dichiarano di avere sede all’interno di case rifugio per donne e consultori familiari, e almeno una trentina hanno sede o svolgono attività all’interno di ospedali pubblici.

A Benevento, l’ospedale San Pio è l’unico nella provincia che fornisce servizi IVG, con visite disponibili due volte alla settimana. Valentina Leone, 33 anni, attivista locale per i diritti delle donne, ha detto che il CAV è stato attivo all’interno dei reparti per decenni.

Il centro ha anche beneficiato del supporto della chiesa locale, ci ha raccontato. All’ospedale, mi ha indicato una cabina dove ora siede un controllore dei parcheggi: “quello era il loro ufficio principale.”

Nel 2018, Leone e altre attiviste di Non Una Di Meno Benevento chiesero l’accesso agli atti all’A.O. San Pio per verificare la convenzione tra il centro e l’ospedale. Emerse che la convenzione di un anno stipulata nel 2015, era scaduta da un pezzo. Il centro cambiò quindi sede al di fuori dell’edificio, ma i loro volontari continuano le loro attività all’interno dell’ospedale.

In città le attività del CAV comprendono anche la distribuzione di volantini contro “l’utero in affitto,” eutanasia e omosessualità. Il centro ha anche lanciato “campagne di sensibilizzazione” esponendo maxi poster appesi a dei furgoni parcheggiati di fronte a scuole pubbliche.

"Infiltrandosi nelle strutture sanitarie, mirano a smantellare diritti acquisiti attraverso anni di lotte"

Massimo Prearo, Università di Verona

In totale ho visitato sei centri anti-aborto della rete del Movimento per la Vita in cinque province tra Campania, Lombardia e Piemonte e mi sono imbattuta in informazioni false, fuorvianti e manipolative in quattro di loro.

Al Nord ho chiamato il centro locale di Vigevano che ha attività all’interno dell’ospedale e ho parlato con il suo direttore. Mi ha avvisato in modo vago e in termini generali sui rischi che un aborto potrebbe comportare alla salute, mi ha dissuaso dal cercare più informazioni online e mi ha invitato ad andare all’ospedale.

Ho fatto come mi ha raccomandato e ho trovato le volontarie del centro che mi aspettavano nel reparto di ostetricia, dove c’è un ufficio appositamente designato per le loro consulenze. Nell’ora e mezza successiva, mi hanno spinto a cambiare idea utilizzando un linguaggio evocativo, facendo leva sulla colpa ed esagerando i rischi dell’aborto sulla salute.

La maggior parte delle affermazioni sono state rese nella forma di aneddoti di donne che avrebbero a dir loro sofferto di gravi problemi psicologici, di fertilità e di relazione dopo un aborto.

Ad un certo punto, una delle attiviste ha anche accennato vagamente a “una ricerca” che avrebbe riscontrato una connessione tra IVG e un maggiore rischio di cancro al seno. E poi ha aggiunto: “Ho sentito di una donna che aveva la leucemia, ed è guarita grazie alla gravidanza.”

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“Sei in difficoltà a causa di una gravidanza difficile o che non vuoi? Non rimanere sola: chiamaci, ti possiamo aiutare” dice il poster per uno di questi centri all’interno di un ospedale in Lombardia | Francesca Visser

All’ospedale Mangiagalli di Milano, ho trovato invece un centro che sembra avere un approccio differente. I volontari mi hanno offerto supporto nel caso avessi deciso di portare a termine la mia gravidanza, ma mi hanno anche rassicurato che l'aborto è una procedura sicura, descritto i diversi metodi chiaramente e augurato buona fortuna nella mia scelta.

In tutto il paese, il Movimento per la Vita ha un’iniziativa chiamata Progetto Gemma che offre vestiti, cibo e altri aiuti materiali e economici per aiutare donne incinte e neomamme ad accedere a servizi pubblici.

Michele Usuelli, consigliere regionale della Lombardia, ha detto che il sostegno per le donne in difficoltà finanziarie è buono, ma “non è accettabile invece che in ospedale vengano utilizzate in maniera violenta informazioni antiscientifiche per insinuare sensi di colpa e di peccato nell’animo di donne in quei momenti spesso sole ed in grande difficoltà emotiva”.

Il Ministero della Salute non ha risposto alle domande e richieste per commenti inviati da openDemocracy. Sia l’ospedale che il centro di Benevento hanno espresso la loro intenzione di non rilasciare dichiarazioni.

A Vigevano non abbiamo ricevuto nessuna risposta dal centro, mentre l’ospedale ci ha mandato una risposta di una frase dichiarando che “l’azienda osserva scrupolosamente le norme stabilite dalla Legge 22/05/1978 n. 194, garantendo la possibilità di libera scelta alle donne assistite.”

In una risposta di quattro pagine, il Movimento per la Vita ha dichiarato che le loro attività non sono “contro i diritti delle donne, la salute e la libertà.” Asserisce inoltre di aver “aiutato, accolto, e sostenuto” in maniera gratuita più di 750,000 donne in oltre 40 anni e che “mai nessuna fino ad oggi è tornata indietro a lamentarsi del nostro operato”.

Ha inoltre negato che i loro volontari intercettino, colpevolizzino e umilino le donne, ma che questi offrono piuttosto condivisione e sostegno, aggiungendo che “la presenza di volontari del MPV all’interno degli ospedali è frutto di pubbliche convenzioni amministrative, secondo legge”.

Heartbeat ha dichiarato di essere “rigorosi nel mantenere il nostro ‘Commitment of Care’” – nel quale si delineano gli standard e le linee guida per i centri affiliati incluso quello di garantire “informazioni accurate”.

“La rappresentazione errata dei centri affiliati a Heartbeat ha costantemente perso di fronte verifiche in tribunale,” aggiungendo che “un recente sondaggio sui ‘centri di gravidanza in crisi’ ha rivelato un tasso di soddisfazione del 99%”.

Massimo Prearo, ricercatore in scienze politiche all’Università di Verona, esperto di movimenti “no-gender” e co-autore de La crociata anti-gender, sostiene che “è evidente che, negli ultimi anni, si è assistito a un incremento significativo” di campagne ultra-conservatrici in Italia, tra cui alcune con “metodi poco trasparenti”.

“Infiltrandosi in strutture pubbliche,” avvisa Prearo, questi centri contro la libertà di scelta “mirano a smantellare diritti e conquiste acquisiti attraverso anni di lotte.” Il ricercatore ha inoltre indicato lo scopo di questi movimenti come un tentativo di “costruire un nuovo modello di società fondata su una ormai dismessa ‘legge di Dio’, e quindi su un principio religioso mascherato da teorie pseudo-scientifiche. ”

* Tradotto da Francesca Visser e Claudia Torrisi

‘Democracy Reloaded: Inside Spain's Political Laboratory from 15-M to Podemos’

Can leaderless networks thrive? What did Spain’s radical Left movement owe to social media? And what was the legacy of the protest camps that occupied Spain’s city squares in 2011?

Join us on Thursday 3 December, 5pm UK time/12pm EST to hear Grace Blakeley talk to Cristina Flesher Fominaya about her new book.

Grace Blakeley Staff writer at Tribune magazine and author of ‘Stolen: How to Save the World from Financialisation’ and ‘The Corona Crash: How the Pandemic Will Change Capitalism’

Cristina Flesher Fominaya Editor-in-chief of Social Movement Studies Journal; her previous books include ‘Social Movements in a Globalized World’ and ‘The Routledge Handbook of Contemporary European Social Movements’

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