50.50: Opinion

Italia, è ora di affrontare il tuo razzismo dilagante

Mentre gli italiani sostengono Black Lives Matter negli Stati Uniti, dobbiamo guardare più vicino a casa – alla nostra lingua, storia coloniale e politici razzisti. English

Nadeesha Uyangoda
18 June 2020
Un cartello alla manifestazione Black Lives Matter a Milano 7 Giugno 2020
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Marco Piraccini/Mondadori Portfolio/Sipa USA/PA Images. Tutti i diritti riservati

Un’anno fa, ho scritto un articolo intitolato ‘L'unica persona nera nella stanza’. Si, nera. Non abbiamo una parola italiana per marrone – beh, c’è l’abbiamo, è marrone, ma non si può dire che una persona è marrone. Qui in Italia, le persone non bianche sono o neri o di colore. Questo articolo parlava principalmente della mia esperienza di chi vive, lavora e parla in stanze piene di gente bianca.

Come giornalista, da tempo scrivevo di italiani figli di genitori immigrati (le cosiddette ‘seconde generazioni’), identità e migrazione, ma quel pezzo è stato un punto di svolta per me. Penso che sia stato il primo articolo a descrivere il razzismo dilagante nella società italiana: non si trattava solo di gente che rigurgitava parole dispregiative, aggrediva le persone, o sosteneva che i migranti dovrebbero morire nel Mediterraneo. Non era solo un razzismo che potevi vedere, era un razzismo che potevi sentire.

L’ho sperimentato io stessa in stanze piene di intellettuali italiani dove ero l’unica persona di colore; quando mi è stato chiesto di commentare sugli attacchi terroristici di Pasqua in Sri Lanka nel 2019, su un canale televisivo nazionale, non avevano trucco appropriato per la mia pelle; quando sono tornata a casa una sera e ho acceso la TV e ho capito che non c’erano personaggi che mi somigliassero.

Un paio di giorni dopo la pubblicazione del mio articolo, l’attuale editor del mio libro mi ha scritto. “C'è un libro in questo pezzo,” ha detto. “Ti va di scriverlo?” Ho poi dedicato l’ultimo anno a fare ricerche, leggere e concentrarmi su razza e razzismo (il mio libro uscirà l’anno prossimo). Non è stato un compito facile; in Italia, la gente non vuole nemmeno dire la parola razzismo, e tanto meno parlarne.

"In Italia, la gente non vuole nemmeno dire la parola razzismo, e tanto meno parlarne"

Mentre stavo lavorando sul libro, George Floyd è stato ucciso a Minneapolis. Non avrei mai pensato che la notizia avrebbe potuto attraversare l’Atlantico con tale forza. Ma improvvisamente tutti i media italiani si sono concentrati sul razzismo endemico americano e sulla brutalità della polizia e sulle uccisioni di afro-americani. Mi ha colpito.

Tuttavia, sono stati veloci nel dire che non esiste nulla come il razzismo americano in Italia – secondo alcuni giornalisti, “la razza in America è più complessa”.

Non sono necessariamente d’accordo con quel commento. La definizione del razzismo sistemico è la stessa negli Stati Uniti come in qualsiasi altro luogo: è la normalizzazione e legittimazione di una serie di comportamenti (culturali, storici, istituzionali) che avvantaggiano costantemente i bianchi e producono conseguenze negativi per le persone di colore.

Semmai, credo che il razzismo sia più complesso da questa parte dell'Atlantico. La differenza principale tra Europa e Stati Uniti è che per lungo tempo gli europei hanno praticato il loro razzismo all'estero. In Italia, il razzismo sistemico non è radicato nella segregazione, come in America, ma nel colonialismo e, più recentemente, nell'immigrazione.

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Manifestani a Milano 7 Giugno 2020 | Daniele Mascolo/Xinhua News Agency/PA Images. Tutti i diritti riservati

Fino un certo punto, la mancanza di volontà dell’Italia di affrontare il suo passato coloniale ha creato spazio per la negazione, la distorsione storica e, in ultima analisi, l’idea che gli italiani non possono essere razzisti.

Storicamente, in Italia non abbiamo mai avuto una società polarizzata tra nero e bianco e questa è una delle ragioni per cui il razzismo sistemico può essere più difficile da identificare qui. La sua esistenza non è confermata delle statistiche suddivise per razza, come succede nel Regno Unito o negli Stati Uniti (i censimenti in Italia non chiedano alle persone la loro etnia o razza). La prova sta nell’esperienza collettiva degli italiani non bianchi – che sono raramente ascoltati.

"I nostri media non sono riusciti a riconoscere gli italiani di colore che stanno lottando per la giustizia razziale a livello locale"

Nella narrativa sulle proteste in corso negli Stati Uniti, ancora una volta i nostri media non sono riusciti a riconoscere gli italiani di colore che stanno lottando per la giustizia razziale a livello locale. Se le persone che lavorano nei media italiani percepiscono il razzismo americano come una cosa abbastanza lontana dalla società italiana, è perché il giornalismo in Italia è un'industria quasi tutta bianca.

Parlare di razzismo per un bianco, che quindi non l'ha mai sperimentato, è piuttosto ambizioso (per dirla gentilmente).

Le proteste transnazionali sono state liquidate come manifestazioni di solidarietà con l’America Nera, #BlackLivesMatter, ma gli italiani di colore stanno protestando anche per le nostre lotte quotidiane contro il razzismo endemico.

A Milano, una grande folla si è radunata davanti alla stazione centrale. Alcune persone portavano cartelli con scritti dei nomi: Idy Diene, Emmanuel Chidi Namdi, Assane Diallo, Soumalia Sacko e tanti altri – tutte vittime del razzismo nostrano.

Alcuni mi hanno chiesto se la copertura mediatica italiana sulla morte di George Floyd potrebbe avere un impatto a lungo termine sul modo in cui la razza viene affrontata in Italia. Sono scettica.

Certamente, non posso non sperare che questo momento e questa reazione possano incoraggiare una conversazione più pubblica e onesta sul razzismo in Italia. Ma questo è ancora un paese in cui politici apertamente razzisti sono invitati dai giornalisti nei programmi TV per esprimere le loro opinioni non democratiche per il bene della “libertà di parola”.

Ad esempio, non puoi cancellare da un giorno all'altro il ricordo di Gianluca Buonanno, un parlamentare italiano (della Lega), che descrisse le persone Rom come “la feccia della società”, solo perché una manciata di giornalisti italiani stanno scrivendo sulla morte di George Floyd e le conseguenze in America. Io certamente non posso.

*Il libro di Nadeesha Uyangoda, L’unica persona nera nella stanza, uscirá nel 2021 con la casa editrice 66thand2nd.

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